martedì 20 gennaio 2026

Nulla di nuovo: Leone XIV striglia il Cammino

"Liturgia" neocatecumenale
Come al solito, il discorso del Papa ai neocat del 19 gennaio 2026 è stato scritto da qualcun altro (qualche equipe kikolatrica), tant'è che la prima mezza dozzina di paragrafi consiste nel solito formalismo sdolcinato identico a quello che fecero usare ai predecessori, fino a Giovanni Paolo II.

Saltiamo dunque l'inutile peana iniziale (necessario, a quanto pare, solo per porre gli ascoltatori nella modalità "seguiamo con attenzione, è importante!") e andiamo al sodo.

«Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa» (il Cammino lo ha dimenticato, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dirlo).

«...se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data – come ci ricorda l’Apostolo Paolo – «per il bene comune» (1Cor 12,7) e quindi per la missione stessa della Chiesa» (Leone XIV è costretto a ricordarlo perché i neocatecumenali se ne infischiano del "bene comune" e della "missione stessa della Chiesa").

«I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri – se non la carità...» (chiaro il sottinteso? Chi proclama di avere un "carisma" e non si pone al servizio dell'unica vera Chiesa, o non ha il carisma, o non ha la carità).

«...e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente» (c'è bisogno di dirlo perché evidentemente i neocatecumenali "si sentono migliori" degli altri ed escludono "chi la pensa diversamente", a cominciare dagli "ex fratelli" esclusi, emarginati, diffamati).

«La vostra missione è particolare, ma non esclusiva» (cioè i neocatecumenali non sono più speciali degli altri - nonostante si siano autoconvinti di esserlo).

«...il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa» (in realtà è solo lo specifico carisma delle eresie - ma evidentemente anche Leone XIV si rivolge al buon cuore dei singoli fratelli delle comunità facendo loro presente che senza "comunione" con la Chiesa tutta, senza "vita della Chiesa", sono solo poveri adepti di una setta che detesta la Chiesa).

«...il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno» (chiediamoci tutti - specialmente i kikolatri - il bene che fate "a chi"? e come mai Leone XIV ha bisogno di precisare che le persone devono "conoscere Cristo"? e come mai ribadisce le critiche dei precedenti pontefici sul rispettare "il percorso di vita e la coscienza di ciascuno? ma dai, è come se il Papa pensasse che il Cammino non fa conoscere Cristo ma Kiko, non rispetta il percorso di vita dei fratelli, calpestando la coscienza di ciascuno).

«...senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale... pastorale ordinaria delle parrocchie... comunione con i fratelli... con i presbiteri e i vescovi... senza chiusure... come costruttori e testimoni di comunione...» (tanto per cambiare, sempre le stesse critiche che da ormai mezzo secolo, fin da Giovanni Paolo II, vengono fatte al Cammino).

giovedì 8 gennaio 2026

Sì, la risposta è proprio quella: la Messa tradizionale in latino

Liturgia tradizionale:
in ginocchio per la Comunione
Come già detto da molti collaboratori di questo blog, anche tanti anni fa, la liturgia tradizionale in latino (quella che alcuni chiamano "Messa tridentina", o "forma straordinaria", o "Vetus Ordo") è la miglior risposta allo scempio liturgico conciliare (e ancor più alle carnevalate liturgiche del Cammino Neocatecumenale).

La liturgia "tridentina" è rimasta sostanzialmente uguale per almeno una quindicina di secoli: le notizie certe più lontane le abbiamo già dal VI secolo con papa Gregorio Magno (santo e dottore della Chiesa), ma possiamo essere certi che nei secoli precedenti nessuno avesse osato inventarsi modifiche arbitrarie, e che i punti fondamentali - come ad esempio la consacrazione - risalgono agli stessi Apostoli. La liturgia della Messa è vero culto a Dio, è il sacrificio compiuto dal sacerdote perché Nostro Signore comandò «fate questo in memoria di me».

Storicamente l'autorità della Chiesa ha messo mano alla liturgia solo raramente, con grande timore reverenziale, e con la certezza che «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».

Il problema della liturgia moderna - quella introdotta a partire dal 1965, ed entrata in vigore nel 1969 con l'avallo di Paolo VI - è che fu costruita a tavolino, sulla scia di un "rinnovamento" liturgico non ben definito e neppure necessario, e introdotta nel momento sbagliato: proprio quando un sacco di autoinventati "iniziatori" e "rinnovatori" aveva un'irrefrenabile voglia di rivoluzionare la Chiesa e la fede. Dal 1969 ad oggi la liturgia moderna è stata accompagnata sempre e ovunque da abusi liturgici, svarioni, modifiche arbitrarie (pensate un po': "rubricista", cioè colui che nel celebrare segue le "rubriche", cioè le indicazioni del Messale, è oggi comunemente considerato un insulto), al punto che tra i fedeli spesso si dice con amarezza: "due parrocchie diverse, due messe diverse".

Anche Kiko e Carmen, i due autoproclamati "iniziatori", pretesero di spettacolarizzare la liturgia e di personalizzarsela infischiandosene del nuovo Messale Romano approvato da Paolo VI nel 1969, con aggiunte, modifiche, omissioni, più tutto il setup idolatrico (canti esclusivamente di Kiko, "icone" esclusivamente di Kiko, drappi e suppellettili sacre designed by Kiko, gesti come il girotondino col passetto e la "comunione seduti" inventati da Carmen e Kiko, eccetera: in pratica, con la bocca menzionano Dio, ma con la liturgia celebrano il Kiko).

Diversi ex neocatecumenali, disgustati che lo scempio della setta neocat non ricevesse adeguata punizione dalla Chiesa, o che avevano finito per confondere il Cammino con la Chiesa, hanno rinunciato alla fede. Di ciò Nostro Signore chiederà severamente conto alla gerarchia neocat, agli autonominati "iniziatori", e ai loro complici a tutti i livelli.

Molti ex neocatecumenali, invece, hanno scoperto la liturgia tridentina, riconoscendovi il culto a Dio gradito, il santo sacrificio dell'altare, il nutrimento spirituale che ha acceso il cuore dei santi di tutte le epoche (incluso padre Pio da Pietrelcina).

Come già fatto notare in tante occasioni, la messa moderna (Novus Ordo), è qualitativamente inferiore alla liturgia tradizionale (Vetus Ordo), in quanto ha introdotto diverse novità e ha sminuito in più punti (specialmente nell'offertorio) l'aspetto di sacrificio, la figura del sacerdote, eccetera.

Ci permettiamo dunque di consigliare di ascoltare la catechesi di don Leonardo qui sotto, che spiega in modo semplice le principali differenze invitando alla riflessione. La catechesi dura circa un'ora (dopodiché risponde ad alcune domande) ma vale davvero la pena seguirla, indipendentemente da quale tipo liturgia si frequenta normalmente.


Video (clicca [qui] se non si vede):

venerdì 2 gennaio 2026

Carmen che forniva a Kiko "il Concilio su un piatto d'argento", cioè un aiuto contro la fede e contro la Chiesa

"Prima Comunione" nel Cammino Neocatecumenale:
seduti, intristiti, a fare cosplay nella sala riunioni
Non ci stancheremo mai di ricordare ai lettori vecchi e nuovi di queste pagine che la questione "Concilio Vaticano II" - sia i documenti conciliari, sia l'interpretazione della gerarchia cattolica, sia le personalissime interpretazioni dei suoi tifosi - è fondamentale per capire come mai la Chiesa oggi è in crisi. Crisi nella liturgia, crisi di autorità, crisi nei fedeli, crisi di vocazioni...

In qualità di cattolici, la nostra massima urgenza è salvarci l'anima.

Nostro Signore ha istituito la Chiesa proprio per la nostra salvezza, incaricando determinati uomini (Simon Pietro e gli Apostoli, e dunque i loro successori) ad insegnare le cose della fede (dottrina), a santificare (sacramenti), a guidare spiritualmente il gregge.

Dunque la Chiesa in sé, in quanto istituita e garantita da Nostro Signore, non sarà mai "in crisi" fino alla fine dei tempi. Ma la Chiesa "militante" è composta da peccatori, anche nella gerarchia, e quindi può attraversare "crisi" che ne ostacolano la sua divina missione.

Se dunque la Chiesa attraversa una crisi, cioè se gran parte della gerarchia viene meno al proprio sacro compito di nutrirci spiritualmente (con dottrina, sacramenti, guida spirituale), a pagarne le conseguenze siamo noi cattolici, siamo noi agnelli e pecorelle del gregge del Signore.

Nostro Signore ammonì severamente Pietro: «pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle» (cfr. Gv 21,15-17). Dunque quando la gerarchia cattolica non pasce bene, quando viene meno alla sua sacra missione, quando ci infligge cibo spirituale che non nutre (o addirittura cibo ambiguo che consente veleni), si ricordi che dovrà risponderne al Signore nel giorno del giudizio.

Facciamo qui notare che per "venir meno" non è mica obbligatorio proferire orride eresie. Può benissimo bastare il sostituire l'insegnamento con le chiacchiere (ad esempio, il tanto ciarlare sulla sinodalità e sul dialogo e su tutte le altre cose che non accrescono la fede), oppure il ridurre la liturgia ad un teatrino (e dunque i sacramenti a un "gettone di presenza", ad un cerimoniale, uno spettacolino autogestito), il ridurre la guida morale ad un moralismo politically correct (tanta cagnara sul "salvare il pianeta" e praticamente silenzio sul salvarsi l'anima; tanta condanna a chi "non fa dialogo", e praticamente silenzio-assenso-benedizione sulle "coppie irregolari" autocandidatesi all'inferno...).

La banalizzazione della fede da parte della gerarchia ha dato la stura ai peggiori "rivoluzionari" - come Kiko e Carmen -, autoincaricatisi di proporre tenacemente "novità" che sostituissero ciò che la Chiesa aveva sempre saggiamente detto e fatto. Ed il Concilio Vaticano II è stato universalmente percepito (fin da quando Giovanni XXIII a sorpresa lo annunciò, sorprendendo perfino i suoi più stretti collaboratori che non ne sapevano nulla) come foriero di infinite "novità", cioè come l'obbligo di spedire in soffitta tutto ciò che la gerarchia cattolica aveva tradizionalmente comandato e raccomandato, tutto ciò che i santi avevano di conseguenza vissuto.

Ha un che di incredibile il fatto che oggi ci sia gente che ha conosciuto personalmente padre Pio da Pietrelcina - praticamente l'ultimo santo "preconciliare", salito al cielo anni dopo la fine del Concilio -, e che abbia vissuto a cavallo degli anni '70 una rivoluzione nella Chiesa che ha prodotto solo danni spirituali e materiali che continuano a crescere e funestarci ancor oggi. Provateci voi a spiegare ad una persona cara, e magari impegnata a "preparare le celebrazioni", che la sobrietà e la sublimità non coincidono con lo spettacolarismo e la teatralità.

In quegli stessi anni in cui padre Pio si avvicinava al termine dei suoi giorni celebrando la santa liturgia (vero culto a Dio gradito), gente del calibro di Kiko e Carmen straziava la liturgia riducendola a un cerimoniale casereccio e chiassoso nei baraccati, in cui censurare del tutto l'aspetto di sacrificio, in cui dimenticare del tutto la transustanziazione.
Mentre padre Pio insegnava in semplicità le cose della fede, i due spagnoli facevano bislacche elucubrazioni di sapore protestante. Mentre padre Pio guidava spiritualmente i fedeli (soprattutto tramite il sacramento della confessione: abbiamo un ragguardevole numero di persone che per averlo incontrato o per essercisi confessati una sola volta, si convertirono, e si convertirono anche quelli che venivano "trattati male" in confessione e fuori), Kiko e Carmen millantavano improbabili "ispirazioni" dello Spirito e arcidubbie "esperienze" mistiche, trasmettendo ai loro adepti una spiritualità funerea e di fatto ostile alla divina grazia.

E tutto questo perché il Concilio Vaticano II - concilio "pastorale", vale a dire che non impegna la nostra fede - era percepito come l'autorizzazione (anzi, l'obbligo) a stravolgere dottrina e sacramenti.

Quella rivoluzione ha sempre annacquato le verità di fede. Per esempio, oggi, gli appartenenti a un qualsiasi movimento o associazione ecclesiale, lo difendono anzitutto dicendo: "ma questo itinerario mi ha fatto incontrare Cristo!"

Ora, è assolutamente vero che l'incontro con Cristo ti cambia la vita: lo abbiamo visto in tutte le vite dei santi. Ma l'aspetto diabolico della faccenda è che per i rivoluzionari "conciliari" l'esperienza viene contrapposta a dottrina e sacramenti: "ritengo di aver fatto esperienza di Cristo, perciò non ho bisogno di conoscere bene le verità di fede, mentre la liturgia può essere anche una carnevalata". Ed è purtroppo fin troppo facile chiamare "esperienza" l'ambientino spettacolaristico/spiritualeggiante che ti produce tante emozioni.

Sul serio, ripensate a tutte le volte che i kikolatri - o gente di altri movimenti ecclesiali - ha ritenuto di potersene infischiare di ciò che sta accadendo nella Chiesa, ha ritenuto di non aver nulla da imparare riguardo alla santa dottrina cattolica, ha ritenuto che non ci sia nulla da correggere nelle proprie liturgie-carnevalata. È successo in tutti i movimenti e associazioni ecclesiali, spaziando dai pur benemeriti ciellini - con la loro frettolosa "comunione sulle mani" e il loro eccessivo accento sull'esperienza - fino al lercio neocatecumenalismo - con le sue carnevalesche liturgie e il suo eccessivo accento sull'esperienza comunitaria e separata anche fisicamente dalla Chiesa.

Piccolo promemoria: la "comunione sulle mani" ha parecchie gravi implicazioni, anzitutto quel continuo diminuire la fede nel realmente presente Nostro Signore Gesù Cristo in Corpo e Sangue. C'è evidentemente una grossa differenza, sul piano della fede, fra chi è convinto che il Santissimo Sacramento debba essere toccato solo da mani consacrate al sacerdozio, e chi "non ci trova niente di male" a maneggiarlo (come se una lunghissima tradizione di santità, fino a padre Pio, si fosse grandemente sbagliata).

Ed infatti i neocatecumenali - che non credono nella presenza reale - e gli altri movimenti ecclesiali - che amministrano "sulla mano" per fretta (o per sciatteria spacciata per "comodità") -, anche quando a parole professassero di crederci, di fatto agiscono come se il Santissimo Sacramento fosse un "gettone di presenza", quando non una sorta di "sacro snack di unità fraterna". Provateci voi, nelle liturgie di oggi (non solo di tali movimenti), ad inginocchiarvi per ricevere la comunione "alla bocca", provateci e fatemi sapere com'è andata a finire.

Insistiamo a far notare che coloro che attorno agli anni '60 bramavano di rivoluzionare la Chiesa erano convinti che fosse loro sacro dovere non l'adeguarsi alla disciplina ecclesiastica e alla dottrina cattolica (e alla liturgia cattolica), ma solo il diffondere le proprie "novità".

Quando Carmen Hernández si vantava di aver fornito a Kiko "il Concilio" (cioè l'opportunità di "rivoluzionare") addirittura su "un piatto d'argento" (cioè occasione particolarmente propizia), ci stava facendo capire che Kiko era solo un burattino nelle sue mani, e lei stessa un burattino di altri oscuri soggetti intenzionati a rivoluzionare.

La strategia ha funzionato proprio perché Kiko e Carmen erano allergici a dottrina, liturgia, disciplina ecclesiale. Proprio perché non avevano alcuna intenzione di adeguarsi alla Chiesa. Proprio perché dal loro inossidabile orgoglio, erano convinti di aver qualcosa da insegnare alla Chiesa, anzi, di essere chiamati a riconfigurarla per bene (cfr. quando Kiko pretese di insegnare al Bergoglio che le parrocchie dovessero diventare "comunità di comunità [neocatecumenali]"...). Non a caso padre Pio definì Kiko e Carmen «i nuovi falsi profeti».

"Il Concilio su un piatto d'argento" ovviamente non significa il Concilio Vaticano II. Infatti la costituzione Sacrosanctum Concilium, il primo e più massiccio documento del Concilio Vaticano II, stabiliva che al canto gregoriano spettasse nelle liturgie il posto principale. Ebbene, tutti i tifosi del Concilio hanno detestato e cancellato il canto gregoriano, a cominciare da Carmen stessa col suo "Concilio su un piatto d'argento" (infatti nelle liturgie kikolatriche vigono esclusivamente i canti di Kiko). Questo significa che chi parla di "Concilio", parla in realtà della rivoluzione nella Chiesa. "Concilio" è solo un'etichettina elegante, una foglia di fico, fermo restando che i documenti del Concilio - e i suoi massimi fautori - contraddicono il Magistero precedente.

Dopo oltre cinquant'anni dalla fine del Concilio Vaticano II, dopo una quantità abominevole di frutti marci, dopo che la nuova liturgia "conciliare" in lingua parlata è stata esclusivamente teatro di abusi piccoli e grandi (soprattutto grandi) e troppo spesso ridotta a carnevalata da osteria (come nel caso del Cammino Neocatecumenale), dopo che l'ignoranza delle cose della fede è arrivata a livelli stratosferici (a tantissimi fedeli, anche di elevata cultura, mancano proprio le nozioni più basilari delle verità di fede), dopo che la partecipazione si è ridotta a un marcapresenza moralistico, dopo che gli ordini religiosi sono passati da trenta vocazioni l'anno a una vocazione ogni trent'anni. qualche onesta domanda sul Concilio e sui suoi tifosi bisogna pur farsela.

venerdì 5 dicembre 2025

Del Cammino non si può salvare nulla

Alcuni libri purtroppo ancora attualissimi
Purtroppo il Cammino è inquinato da eresie e abusi a tutti i livelli. Non si può salvare nulla. Inutile affannarsi a correre come criceti nella ruota (correre alle convivenze, correre a giustificare l'andazzo, correre ai ripari), inutile iniettare dosi da cavallo di clerically correct, inutile sforzarsi di correggere "quel che non va bene", perché nulla nel Cammino è salvabile: per il Cammino non c'è futuro nella Chiesa.

Premettiamo che per vivere la fede cattolica occorre conoscerne la dottrina - ognuno di noi secondo le proprie capacità intellettuali -, cioè conoscere ciò che Nostro Signore ha insegnato, e le relative conseguenze indicateci dal Magistero e dalla Tradizione. Ed occorre santificarsi coi sacramenti, istituiti da Nostro Signore, secondo ciò che la Chiesa ci ha sempre consigliato e insegnato.

Le buone opere sono sì apprezzate dal Signore (cfr. ad esempio Gc 2), ma se sacramenti e dottrina non fossero stati fondamentali per la salvezza, Nostro Signore non avrebbe speso la miglior parte del suo tempo a insegnare e a santificare, e non avrebbe costituito la Chiesa affinché insegnasse, santificasse e guidasse il Suo gregge.

Nel Cammino si inquina la fede e pure i sacramenti (e dunque anche le opere). Per "salvare" il Cammino, occorrerebbe dunque sostituire tutto il suo insegnamento ("mamotreti", "annunci", "catechesi", più tutto il diluvio di parole di "monizioni", "risonanze", "giri di esperienze", eccetera) con il Catechismo della Chiesa Cattolica, e sostituire tutte le sue liturgie con quelle della Chiesa Cattolica. Oltre, ovviamente, a sbarazzarsi dell'idolatria per i suoi autoproclamati "iniziatori" Kiko e Carmen, che hanno sempre voluto e promosso quell'inquinamento e non si sono mai pentiti dell'aver diffuso tutti quegli errori. E per chi ha fatto anche solo un po' del Cammino, va drasticamente rivisto anche l'atteggiamento riguardo al prossimo e alle opere di carità.

Le liturgie del Cammino sono notoriamente inquinate. Stendiamo un velo pietoso (molto grosso) sugli assurdi abusi liturgici neocatecumenali, sulla celebrazione ridotta a una carnevalata idolatrica (cantidikiko iconedikiko suppellettili sacre designed by Kiko, disposizione circolare "come vuole Kiko", tutto è di Kiko, perfino la fascetta reggichitarra col marchio di Kiko e il copribibbia col disegnino di Kiko: al centro delle liturgie neocat non c'è Nostro Signore, ma Kiko). E stendiamo un velo pietoso anche sull'esclusivismo (i kikolatri partecipano il meno possibile alle liturgie cattoliche: per loro le celebrazioni hanno valore solo se sono "kikizzate").

Gli insegnamenti del Cammino sono notoriamente inquinati. Fra le tante eresie prendiamo per esempio il loro non credere alla presenza reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Anche se a parole dicessero di crederci, coi fatti dimostrano di non crederci. E non apriamo poi il capitolo sui loro grossolani errori ed eresie riguardo al peccato e alla grazia, riguardo all'ubbidienza ai pastori non kikizzati, riguardo all'ubbidienza cieca ai cosiddetti "catechisti" del Cammino, eccetera...

La carità, nel Cammino, è funzionale all'idolatria dei fondatori e alle esigenze economiche dei capicosca. Per esempio il compiere opere di carità nei confronti di persone non neocatecumenali è considerato inaccettabile spreco di risorse che andavano invece destinate al Cammino. "Fatti un tesoro in cielo" (cioè nelle casse del Cammino), ti dicono piegando ai loro interessi il Vangelo, "lascia che i morti seppelliscano i loro morti", ti dicono straziando il Vangelo (per indurti ad andare alle loro "convivenze" anziché occuparti dei parenti malati o bisognosi).
Insomma, del Cammino non si può salvare nulla. Se in una bottiglia di minerale fossero state versate alcune gocce di arsenico, potreste mai voler ragionevolmente "salvare" il 99,9% di acqua? Dareste mai da bere quell'acqua ai vostri cari, o anche solo alle piante sul balcone? Direste mai che si può "filtrare" o "ripulire", per poi darla a bere?

Qualche kikolatra farà il finto tonto e chiederà retoricamente: e allora come mai l'autorità della Chiesa non scomunica Kiko e i suoi seguaci?

A domanda retorica occorre rispondere con un'altra domanda retorica: ma scusate, non sapete cosa sta succedendo nella Chiesa? Bergoglio che autorizza a benedire le coppie "irregolari" (Fiducia Supplicans) o Prevost che in pompa magna dà una cattedra lateranense al re anglicano scismatico e divorziato e risposato (e gli anglicani nacquero proprio per lo scisma voluto da un re che volle divorziare e risposarsi), per non parlare delle vaccate "sinodali"... Nella Chiesa, oggi, vige molta confusione. Confusione che papa Prevost è chiamato a debellare, e di cui dovrà risponderne personalmente davanti a Dio.

Come altri movimentucoli più o meno еretici (e più o meno estesi, più o meno noti), il Cammino esiste proprio grazie alla confusione conciliare. Con la scusa dell'applicare il Concilio, ogni credente nel Concilio vuole imporre la propria idea contro la realtà, vuole modernizzare la Chiesa secondo i propri gusti, vuole aggiornare la fede secondo il proprio bislacco estro.
L'idea fondamentale di Kiko e Carmen era di diventare capi di una qualche comunità, capi riveriti, temuti, ubbiditi, elogiati, e soprattutto pagati. Così, millantando apparizioni e ispirazioni da un imprecisato "Spirito" (lo Spirito Santo - che è Dio, quello vero - non può ispirare errori, vanità, strafalcioni liturgici!), piegarono la dottrina cattolica alle proprie esigenze (per far sentire "irrecuperabilmente peccatori" - cioè manipolabili - gli adepti), stоrpiarono la liturgia secondo la propria voglia di far caciara, istituirono la setta neocatecumenale ("darete la Decima!", disse Kiko leccandosi i baffi).

Qualche kikolatra, fingendosi in buona fede, blatererà che il Cammino gli avrebbe fatto incontrare Cristo. Il Cammino ti fa incontrare Kiko, non Cristo. Non basta gridare «il Signore, il Signore» per essere cattolici. Non basta "fare canti biblici" (o "fare la Decima") per incontrare davvero Cristo. Non si può dire di amare Cristo se poi si celebrano carnevalate idolatriche, ipocrisie, clericalismi, raccontando i propri peccati (anziché confinarli al segreto della confessione), crogiolandosi nell'ignoranza delle cose della fede (con la scusa del "fare esperienza"), tenendosi lontani da qualsiasi cosa che non sia stata previamente approvata da Kiko. Non si può essere cattolici se si continua a credere alle strampalate elucubrazioni kikiste-carmeniste, di cui Kiko stesso oltre 25 anni fa ammise che contenevano «espressioni imprecise o non proprio ortodosse», anziché al Magistero della Chiesa (di cui il Catechismo della Chiesa Cattolica, così come il Catechismo di San Pio X "a domande e risposte", sono due tipiche espressioni, adatte a chiunque voglia conoscere davvero la fede). Non si può chiamare "liturgia" una carnevalata chiassosa, fatta di grattugiata di chitarrelle, di omelie laicali, di girotondini e altre messinscene kikolatriche (tavolinetto smontabile ricoperto di fiori, di candelabro a sette fuochi, di altri gadget designed by Kiko).

Fingendosi in buona fede, proprio così. Perché è impossibile che chi abbia fatto anche soltanto pochissimi anni di Cammino Neocatecumenale non si sia mai accorto di abusi, furbate, nepotismi, ricatti morali, approssimazioni, e soprattutto strafalcioni liturgici. Vedete, la Messa ha carattere di sacrificio, mentre l'aspetto di "banchetto" è del tutto secondario. La Messa è il sacrificio a Dio gradito, non una specie di "spettacolino" (che deve "ben riuscire" con l'impegno di tutti: "preparazioni", grattugiata di chitarrelle, "monizioni", girotondino saltellante, "risonanze", comunione "seduti" coi copponi-insalatiera...).

Ad un sacrificio gradito a Dio parteciperai con devozione, poiché davanti a te, in tua presenza, avviene quel miracolo (detto "transustanziazione"): il sacerdote compie il sacrificio secondo quel «fate questo in memoria di Me», secondo quanto la Chiesa ha garantito lungo due millenni (e scritto chiaro e tondo nel Messale), ed hai perciò la certezza che il Signore è realmente presente nel Santissimo Sacramento, la certezza che nel fare rettamente la Comunione hai fatto un altro passo avanti verso la vita eterna.

Invece, ad una allegra cenetta comunitaria, parteciperai come coprotagonista di uno spettacolino (che deve dunque fare tutte le operazioni previste: cantare, mangiare il "sacro snack" stando seduto, effettuare la propria risonanza o monizione usando il gergo di Kiko e Carmen, magari pure uscire a fumarsi la sigaretta e a ripulirsi le dita sui pantaloni per sbarazzarsi dei frammenti del Santissimo Sacramento), in cui il cosiddetto "presbìtero" è poco più che un elemento decorativo.

Molti kikolatri, quando proclamano di aver "incontrato Cristo", intendono in realtà solo una serie di sensazioni personali, dovute all'ambientino chiassoso, "allegro" (virgolette d'obbligo perché anche quando sorridono la loro mentalità è cupa e funerea, a causa dei loro madornali errori riguardo al peccato e alla grazia), dovute al love-bombing con cui si è stati accolti nella setta, e magari dovute anche al riuscire a grattar via un po' di soldini grazie all'incarico di "responsabile" o "catechista" o cos'altro.

Del Cammino davvero non si può proprio salvare nulla. Se proprio volete costruire una versione cattolica del Cammino, è sufficiente incontrarsi in parrocchia a leggere e meditare sul Catechismo, un paragrafo alla volta, non a porte chiuse, e a partecipare alla Messa (quella aperta a tutti). E le convivenze? In parrocchia non è mica proibito organizzarsi per un piccolo rinfresco comunitario, non c'è mica bisogno di radunarsi in lontani e costosi alberghi. E le decime? Basta seguire la prassi della Chiesa cattolica: ognuno darà nel segreto, liberamente, quando e come vuole, secondo il proprio cuore, ai soggetti e alle opere che ritiene meritevoli davanti al Signore, confrontandosi solo col proprio confessore, nel segreto della confessione o direzione spirituale, senza dover farsi "misurare" da dei professionisti della kikolatria.

Delle "catechesi" neocatecumenali non si salva nulla, né delle "opere", né dei "frutti", né delle "liturgie", né di qualsiasi altra elucubrazione kikiana o carmeniana. Il Cammino è stato inutile fin dagli inizi: tutto ciò che almeno sulla carta vorrebbe fare il Cammino, lo faceva già mille volte meglio la Chiesa, ancor oggi, persino nella situazione attuale di confusione della gerarchia e di desolazione delle parrocchie.

sabato 22 novembre 2025

Il Cammino neocatecumenale alla luce della Tradizione e del Magistero

Vi segnaliamo questa conferenza di don Marco a proposito del Cammino alla luce della Tradizione e del Magistero.


La presentazione è molto gentile (forse perché nella platea c'era gente con parenti neocat?), e fa spesso riferimento a ciò che il Cammino proclama di sé stesso (i primi 6 minuti e mezzo ve li potete risparmiare perché sono il riepilogo della propaganda kikiana: "centoventi seminari!", "ottocentomila aderenti!"...), ma quando dopo circa 26 minuti finalmente entra nel vivo snocciola fatti sempre più preoccupanti (fatti che i lettori del nostro blog conoscono piuttosto bene).

martedì 11 novembre 2025

La setta neocatecumenale e quei cavalli di Troia del Concilio Vaticano II

Articolo di C. Sacchetti originariamente pubblicato sul blog "La cruna dell'ago" a ottobre 2024.


 

Quando Kiko Argüello ha compiuto 80 anni lo scorso 9 gennaio del 2019, ha persino avuto l”onore” di ricevere gli auguri di Jorge Mario Bergoglio, come si fa in omaggio a quei personaggi che porterebbero lustro alla Chiesa Cattolica, ma il problema è che di cattolico nella chiesa presente c’è davvero molto poco.

Gli omaggi a Kiko Arguello sono una conseguenza di un problema apostatico del quale si dirà meglio in seguito, ma intanto è importante soffermarsi un istante sulla sua figura.

Argüello Wirtz, un cognome che a detta di alcuni tradisce qualche origine ebraica, è il fondatore di uno dei movimenti “cattolici” più noti del secolo scorso, ovvero il celebre, o famigerato, cammino neocatecumanale.

L’esperienza del cammino nascerebbe dalla imprescindibile esigenza da parte di questo pittore spagnolo di ripercorrere sulla carta le orme dei francescani e di abbracciare la povertà come stile di vita.

Arguello nei primi anni’60 passa molto tempo nei quartieri poveri di Madrid, originario della Castiglia, e la sua comunità sembra arricchirsi di tutti quei diseredati che sulla carta il buon cattolico dovrebbe cercare di aiutare e mettere sulla retta via.

La retta via cattolica non è però quella di Arguello. Il fondatore carismatico dei neocatecumenali ha elaborato una sua particolarissima teologia nella quale il cattolicesimo è praticamente sparito, sostituito invece da quello che appare chiaramente essere una religione o setta di ispirazione ebraica e protestante.

Qualche tempo addietro, a fare una anamnesi corretta del cammino fu, tra gli altri, monsignor Schneider, attuale vescovo di Astana, che ha avuto a che fare con la setta arguelliana e li ha definiti come un cavallo di Troia nel seno della chiesa che professa appunto un culto che richiama la teologia luterana e quella ebraica.

Nel cammino, la messa cattolica e il significato intimo e profondo del sacrificio dell’eucaristia agli occhi dei neocatecumenali assume le sembianze di un rito pagano, e allora ecco che la messa dei neocatumenali è più simile ad una cena del ricordo, del tutto in linea con l’impostazione luterana che ha spogliato la messa del suo significato più autentico.

Non si può purtroppo fare a meno di notare su tale questione le similitudini che sussistono tra la messa partorita dal Concilio Vaticano II, l’attuale Novus Ordo, e la citata messa protestante, in quella che appare una evidente protestantizzazione della Chiesa Cattolica partorita dai “padri” conciliari.

I neocatecumenali si trovano perfettamente a loro agio in questo nuovo spirito dei tempi modernista ed ecumenico e ciò spiega la loro fortuna e la loro crescente espansione dagli anni’60 in poi.

Il Concilio è stato pensato espressamente da ambienti massonici per infiltrare la Chiesa Cattolica e cambiarne la sua reale e autentica natura cattolica, sino a trasformare la Chiesa di Cristo in un piccolo altare illuminista che al posto del messaggio evangelico professa invece quello dei diritti umani e della filosofia illuminista di Voltaire e Rousseau, i philosophes iscritti alla libera muratoria e che nutrivano un profondo odio verso il cristianesimo e la Chiesa.

I diritti umani iniziano a comparire nei testi dei padri del Concilio e anche nelle encicliche dei pontefici post-conciliari, e il cavallo di Troia neocatecumanale ha davanti a sé una vera e propria prateria per potersi infiltrare e fare tutti quei danni che ha fatto alle anime dalla sua nascita.

La falsa teologia di Kiko Argüello

Arguello elabora una falsa teologia che é intrisa dello spirito del protestantesimo, della massoneria e dell’ebraismo.

Si arriva ad affermare che soltanto la Chiesa dei primi 4 secoli sarebbe stata quella autentica, mentre da Costantino in poi e dal suo editto di Milano, attraverso il quale l’imperatore romano riconoscerà la religione cristiana, sarebbe a suo dire nata una falsa chiesa che sarebbe durata per molti secoli fino al Vaticano II, momento di “illuminazione” assoluta della storia della Chiesa.

Kiko si considera proprio così. Il pittore spagnolo si considera una sorta di “illuminato” venuto per restituire alla Chiesa la purezza perduta che soltanto il Concilio poteva donare, quando nella realtà dei fatti tale falsa teologia capovolge completamente causa ed effetto, e mistifica la storia della Chiesa Cattolica.

In tutti i secoli precedenti il Concilio Vaticano II, la Chiesa è sempre stata un baluardo di civiltà e il pilastro cristiano attorno al quale ha prosperato la civiltà italiana ed europea.

La massoneria sin dalla sua esistenza ha dichiarato guerra a questa istituzione, in quanto essa incarna il katechon di paolina memoria, e ha il compito specifico di impedire e contenere la manifestazione della Bestia, ovvero del dominio di Satana sul mondo intero.

E’ una missione santa che spiega anche perché la Chiesa sia praticamente una delle poche istituzioni, se non l’unica, che esiste ancora da 2000 anni in quanto la sua fondazione non è di natura terrena, ma divina e il suo creatore è Cristo stesso.

Il cammino neocatecumenale da “brava” setta di natura protestante però, come si accennava sopra, capovolge interamente questa storia e considera corrotta la vera Chiesa Cattolica e “pura” invece quella sorta dopo il Concilio, nella quale si sono abbracciate ogni genere di eresie che nulla hanno a che vedere con il cattolicesimo.

L’iniziale apparente afflato francescano del cammino era soltanto una ipocrita facciata per indossare una maschera di purezza sotto la quale invece si cela un mondo di vessazioni e di tormenti che non viene mai raccontato dai media, che sono sempre molto preoccupati nell’infangare pontefici come Pio XII, ma che invece nulla dicono su quei falsi profeti e su quelle sette che tanto danno hanno fatto alle persone.

Se si dà uno sguardo al sito “Osservatorio sul cammino neocatecumenale”, che in questi giorni è stranamente irraggiungibile, si troverà un vastissimo archivio di documenti sul cammino e su coloro che raccontano l’incubo vissuto quando si trovavano al suo interno.

C’è la testimonianza di Isabella, madre di 4 figli, che è stata costretta a confessare i suoi peccati pubblicamente, in una blasfema parodia della confessione cattolica, e in una palese imitazione invece dei riti della massoneria e delle società esoteriche quali Skulls & Bones, nella quale gli iniziati vengono rinchiusi dentro un feretro e costretti a raccontare tutti i loro più intimi segreti.

Ce ne sono molte altre, che spiegano come chi si trova dentro la setta debba svuotare il suo conto corrente per dare i soldi al cammino e dare poi un decimo del suo stipendio ad essa, e, oltre a questo, gli esterni  non sono affatto graditi tanto che spesso i matrimoni sono combinati tra gli stessi seguaci del cammino.

I neocatecumenali non sono stati nemmeno immuni da casi di abusi sessuali che, singolarmente, non vengono però puniti dalla gerarchia della setta né tantomeno i pontefici hanno pensato di allontanare questo movimento, ma piuttosto, come si vedrà in seguito, non hanno mancato di elogiarlo pubblicamente.

Guai poi a porsi delle domande sulla reale natura di questa setta, poiché in quello stesso istante allora i catechisti neocatecumenali invece di offrire qualche logica e sincera spiegazione alle loro pratiche molto poche cattoliche e molto invece paramassoniche, bollano immediatamente la persona come affetta da “possessione maligna” e così si cerca di mettere a tacere ogni sincero dubbio sul cammino.

Il cammino non deviazione, ma conseguenza del Concilio

Il cammino non ammette altro Dio all’infuori di Kiko, ma il loro settarismo non è altro che la conseguenza del citato appunto Vaticano II, ed in questo differiamo dall’analisi fatta da monsignor Schneider.

L’arcivescovo di Astana afferma che la teologia neocatecumenale sia il frutto di una qualche “deviazione” o erroena interpretazione da quanto stabilito dal Concilio, quando in realtà essa ne è la diretta conseguenza.

Non è forse il cammino intriso di quello stesso spirito ecumenico del quale è intriso il Vaticano II?  La “sublimazione”, si fa per dire, di questo incontro dei neocatecumenali con il mondo ebraico si è avuta di recente quando Kiko Arguello ha ricevuto un dottorato honoris causa assieme ad un rabbino Shlomo Rosen, assieme al quale ribadiva la stretta vicinanza della sua setta al mondo ebraico, e subito dopo, affermava come fosse necessario salvare la famiglia “giudaico-cristiana”.
 

Kiko Arguello, a destra, assieme al rabbino Shlomo Rosen


E’ evidente che Kiko è un figlio del Concilio e non un suo aborto, poiché il Concilio si fonda sugli stessi identici presupposti, ovvero quelli di affermare una unione di intenti tra il mondo cristiano ed ebraico che semplicemente non è in essere, dato che l’ebraismo e la sua successiva evoluzione talmudica hanno rifiutato il Cristo, mentre la Chiesa ha fondato sul Suo messaggio la sua missione cristiana.

Il talmudismo attende con ansia il suo moschiach, antitesi di Cristo, mentre il cristianesimo ha già trovato il suo messa in Gesù, che si è incarnato 2000 anni orsono.

Non c’è possibilità di sintesi a meno che non si voglia creare una nuova falsa religione che ripudi le fondamentali verità cattoliche e diventi, di conseguenza, apostatica come accaduto dopo il Concilio.

Nei secoli scorsi i pontefici emettevano dure condanne nei confronti dell’ebraismo e per la Chiesa era semplicemente inconcepibile soltanto pensare alla espressione “giudaico-cristiano” data l’avversione del talmudismo verso il cattolicesimo.

Sulle pubblicazioni cattoliche storiche quali Civiltà Cattolica, prima della infiltrazione modernista, si trova una perfetta espressione di qual è il vero pensiero cattolico al riguardo, come si può vedere nel saggio “La questione ebraica” e se ne cita un passaggio qui di seguito per mostrare quale era l’attitudine della Chiesa verso l’ebraismo.

Ond’ è che la gran famiglia israelitica, disseminata fra le genti del globo, forma una nazione straniera nelle nazioni in cui dimora, e nemica giurata del loro ben essere; cardine appunto del talmudismo essendo l’oppressione e la spogliazione dei popoli, che a’ suoi seguaci concedono ospitale soggiorno. Per lo che S. Paolo, fino da’ suoi tempi, chiamava i giudei a Dio spiacenti ed avversi a tutti gli uomini, Deo non placent, et omnibus hominibus adversantur . Che poi il tenebroso codice del talmud prescriva, oltreché regole di una morale esecranda, l’odio a tutti gli uomini che non hanno sangue giudaico, in ispecie a‘ cristiani, e faccia lecito il depredarli e malmenarli quasi bruti nocivi, non è più uno di quei punti dottrinali che si possano mettere in controversia. Non già. il Robling, che riconosciamo anche noi per autore in parte romanzesco ed inventòre di citazioni a capriccio, ma gli studiosi più assennati e gravi della Mischna, che ne è il testo, e della Ghémara, che ne è la chiosa, non esclusi parecchi rabbini, fra i più autorevoli del tempo andato e dell’odierno, ne tolgono ogni dubbio. Basterebbe consultare l’opera di Achille Laurent, che gli ebrei hanno quasi totalmente fatta sparire, perché magistralmente svela i segreti del talmudismo applicato a sterminio della civiltà. cristiana, per fare che si persuadessero i più restii e dubitosi. Del resto noi in addietro ne abbiamo date dimostrazioni irrepugnabili, che sarebbe superfluo il ripetere al presente.”

Cosa è rimasto oggi di tale lezione nei vertici della Chiesa? Più nulla, diremmo, tanto che i pontefici post-conciliari, quali Wojtyla e Ratzinger, non hanno mancato di porgere i loro dovuti omaggi all’ebraismo con i loro ingressi in sinagoga, circostanza semplicemente inconcepibile un tempo.

Il cavallo di Troia del cammino non poteva trovare ostacolo, poiché coloro che avrebbero dovuto essere a guardia della cittadella cattolica, lo hanno fatto entrare e si sono anche premurati di ringraziarlo pubblicamente, come avvenuto il 21 settembre 2002 quando Wojtyla ricevette gli iniziatori del cammino pronunciando tali parole.

“Come non ringraziare il Signore per i frutti portati dal Cammino Neocatecumenale nei suoi oltre trent’anni di esistenza? In una società secolarizzata come la nostra, dove dilaga l’indifferenza religiosa e molte persone vivono come se Dio non ci fosse, sono in tanti ad aver bisogno di una nuova scoperta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana; specialmente di quello del Battesimo. Il Cammino é senz’altro una delle risposte provvidenziali a questa urgente necessità. Guardiamo le vostre comunità: quante riscoperte della bellezza e della grandezza della vocazione battesimale ricevuta! Quanta generosità e zelo nell’annunzio del Vangelo di Gesù Cristo, in particolare ai più lontani! Quante vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa sorte grazie a questo itinerario di formazione cristiana!”

Gli fece eco Ratzinger il 10 gennaio del 2009 ricevendoli in Vaticano con queste parole.

“Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l’annuncio del kerygma e l’itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l’entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del “Cammino” da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all’evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l’annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Grazie a tutti voi.”

Non sapevano forse Wojtyla e Ratzinger della reale natura della setta neocatecumenale e della sua vera identità ebraica e protestante?

Benedetto XVI assieme a Kiko Arguello

Lo sapevano perfettamente, ma evidentemente come i loro predecessori, Roncalli e Montini, e come i loro successori, Bergoglio, non avevano interesse alcuno ad espellere quel male in quanto in tutti c’era la stessa continuità modernista, ecumenica e massonica uscita dalle stanze del Concilio Vaticano II.

La Chiesa è malata perché il Vaticano II si è infiltrato a poco a poco nel suo corpo fino a contaminare ogni sua parte, e il cammino non è altro, evidentemente, che un sintomo di tale patologia.

L’unico modo per arrivare ad una guarigione completa del paziente è quella di espellere dal suo corpo l’eresia del Vaticano II.

Solo e soltanto così, spariranno tutti i sintomi e le sette massoniche, ebraiche e protestanti che hanno proliferato per 60 facendosi passare per cattolici, quando in realtà non sono stati altro che dal primo istante nemici della Chiesa e della croce.

martedì 14 ottobre 2025

Testimonianza da Perth (Australia), e di come "non ha mai detto di far parte dei neocatecumenali"

Nulla è impossibile a Kiko
Salve, vorrei documentare la mia personale esperienza. Innanzitutto io vivo a Perth, Australia.

Nella mia parrocchia è stato da poco sostituito il parroco, di cui conoscevo pochissimo, poiché ero appena arrivata con mio marito. Il nuovo parroco, è giovane e molto estroverso, tanta energia, originario del centro America, e subito ci chiede se può venire a casa, per impartire la benedizione. Ci organizziamo, cena , chiacchere, e... parla italiano! Figurarsi, siamo felicissimi. Gli autoinviti a cena si fanno settimanali, a tavola non si discute mai di chiesa, religione, materie sacre, a lui piace la musica italiana, mangiare e anche bere, pure parecchio. Pensiamo che essendo giovane e lontano dalla famiglia, desideri rilassarsi e stare un po' in compagnia.

Pochi mesi fa questo sacerdote annuncia un corso di Catechesi per adulti, mio marito e io pensiamo subito di andare.

Come nel commento sopra, nel volantino c'è la baby sitter gratis, nessuna parola sul programma e chi siano questi "catechisti". Alla catechesi sono presenti 6 "catechisti" (sono 3 coppie di missionari di Melbourne) e due sacerdoti (scopriremo solo alla fine che sono neocatecumenali, logicamente) e un ragazzo che studia nel seminario neocatecumenale Redemkikos Mater. Sottolineo che il sacerdote della parrocchia, nelle frequenti visite a cena, non ha mai detto di far parte dei neocatecumenali!!

"Liturgia" neocatecumenale

Mio marito e io frequentiamo la maggior parte degli incontri serali di catechesi, inclusa la "confessione" che è avvenuta sotto gli occhi di tutti, ma i "catechisti" cantavano a voce alta, e hanno spiegato che cantando, non si sarebbe sentito cosa dicevamo...

Agli incontri della catechesi, non potevamo non notare incredibili strafalcioni sulla santa dottrina, fandonie raccontate alla meno peggio, nessuna sessione su Gesù, i Sacramenti... solo la storia di Abramo e l'uscita degli ebrei dall'Egitto, ripetuta all'infinito.

Ho cominciato a farmi delle domande e tutto si è chiarito quando sono arrivati i tre giorni di comunità con messa del sabato. Per motivi di lavoro non siamo andati al "ritiro" ma io sono voluta andare alla messa del sabato sera e li ho finalmente capito la manovra subdola che ci era stata tesa.

Non ho voluto ballare intono al tavolo, non ho voluto cantare e battere le mani, ma la Comunione l'ho presa, seduta e sulle mani e da allora non sto proprio a mio agio... A breve ci sarà il proseguimento della "catechesi" ma non andremo, anzi abbiamo deciso di cambiare parrocchia. Il problema è che con questa "catechesi" hanno abboccato tante persone, che sono in difficoltà per tanti motivi (si è notato bene durante le preghiere dei fedeli alla messa).

Sacre "icone" di Kiko Argüello

Inoltre io mi chiedo cosa sarà di questa parrocchia con un sacerdote NC. Da quando e' stato insediato, con il beneplacito del Vescovo ausiliario di Perth, il parroco NC ha introdotto la messa del sabato sera alle otto con rito NC in questa parrocchia.

A mio marito e me rimane l'amaro in bocca, abbiamo aperto con sincerità e generosità le porte di casa a questo sacerdote, il quale tra l'altro ha portato anche altri sacerdoti amici suoi, che poi abbiamo scoperto essere NC pure loro, e mai una parola sul Cammino. Adesso ci ritiriamo e ringraziamo lo Spirito Santo di averci accuditi e protetti. 

sabato 20 settembre 2025

Tocca sempre ribadire i concetti essenziali...

Nessun senso del sacro
Oggi è sabato, e dunque stasera i neocatecumenali celebreranno le loro carnevalate liturgiche zeppe di abusi e strafalcioni kikiani-carmeniani, in spregio al Messale Romano approvato da Paolo VI, alle «decisioni del Santo Padre» del 1° dicembre 2005, e perfino al loro stesso Statuto che le ha fatte sue.



Concetti essenziali:
 oltre a dimostrare con segni e prodigi di essere davvero il Figlio di Dio, Nostro Signore ha insegnato (dottrina), ha santificato (sacramenti), ha guidato spiritualmente. Questo triplice munus sacerdotale è esattamente l'incarico affidato alla Chiesa, da Lui costituita su Pietro e gli Apostoli, e sui loro successori.

Tutto il resto è secondario. Tutto ciò che non riguarda l'insegnamento della santa dottrina, la santificazione mediante i sacramenti, la guida spirituale, può nel migliore dei casi essere un aiutino secondario... e nel peggiore dei casi essere di ostacolo o addirittura scandalo.

Dunque - tanto per cominciare con un facile esempio - la sinodalità è inutile, se il suo risultato non è una maggior conoscenza dottrinale (tutti siamo chiamati a conoscere la santa dottrina, ognuno secondo le proprie capacità intellettuali), se il suo risultato non è un vivere più santamente i sacramenti, se il suo risultato non è un miglioramento della vita spirituale e morale, allora è inutile.

E così pure i movimenti ecclesiali, i pellegrinaggi e giubilei, il musical parrocchiale, i preti-influencer, perfino le processioni e le feste patronali, o sono di efficace sostegno alle anime (lo si dimostri per bene), o sono inutili (se non addirittura un ostacolo e un danno).

In particolare il Cammino Neocatecumenale è un vero tumore spirituale per le anime che lo approvano o addirittura frequentano.

Infatti nel Cammino non viene insegnata la santa dottrina ma viene somministrato un confusionario indottrinamento «erroneo, equivoco e fuori strada» (dovuto al fatto che gli autoproclamati "iniziatori", dall'alto della loro ignoranza e disprezzo per il Magistero, si spacciavano per "ispirati dallo Spirito", cioè infallibili e al di sopra di ogni critica). 

Ne è prova - fra i tanti altri - il fatto che gli adepti del Cammino, anche quando a parole professassero qualche articolo di fede cattolica, non hanno nulla da ridire sui cosiddetti "catechisti" (e ancor meno su Kiko, autonominatosi «il Vostro Catechista») che se ne infischiano. Si veda per esempio come nessun fratello delle comunità abbia mai avuto da ridire sulla diаbolica inversione di ruoli: "sacerdote in ginocchio davandi al laico Kiko per farsi benedire".

Prima comunione neocatecumenale:
pare un cosplay con distribuzione di snack
anziché la prima volta che si riceve l'Eucarestia
Inoltre nel Cammino i sacramenti vengono ridotti a spettacolino autogestitocon tutto lo show di "comunione seduti", di pagnottone-focacce sbriciolose, di insalatiere-copponi a cui tutti si devono abbeverare, di dispersione menefreghista di briciole e di gocce, di banalizzazione della confessione (da un lato "confessioni pubbliche", dall'altro "ma tanto abbiamo la penitenziale", e in mezzo una quantità di comunioni sacrileghe e sacrilegi eucaristici...).

E per di più, quanto alla guida spirituale, i cosiddetti "catechisti" del Cammino non hanno né titolo né conoscenze per guidare spiritualmente i fratelli delle comunità, ed infatti fanno danni incalcolabili spiritualmente e spesso anche materialmente (vedasi ad esempio la dettagliata testimonianza di Faustini, tristemente ancora attualissima).

Dal momento che la volontà e l'«autorità» di Kiko sono indiscutibili - persino quando blatera idiozie come «Dio ci parla attraverso i testimoni di geova», dopotutto i fratelli del Cammino sono convinti che «Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?» - ne segue che anche i cosiddetti "catechisti", ripetitori a pappagallo («ham ham!!») delle elucubrazioni e dei metodi di Kiko, sono da considerarsi indiscutibili anche quando proclamano emerite idiozie, e si deve loro ubbidienza assoluta anche quando comandano assurdità e azioni scriteriate o peccaminose (e no, non è vero che attraverso di loro fluirebbe la grazia anche quando comandano qualcosa di sbagliato).

Insomma il Cammino va contro la missione della Chiesa, va contro il bene delle anime, va contro il più elementare buon senso. Il Cammino è fondamentalmente una setta idolatrica, di sapore protestante-ebraico, un «cavallo di Troia» nella Chiesa, «che di cattolico ha solo la decorazione».

Tutte queste cose sono verificabili da chiunque abbia avuto almeno un pochino a che fare col Cammino, e sono state verificate persino da atei che pur detestando la fede e la Chiesa e la morale cattolica, hanno riconosciuto in qualche loro amico neocat le tipiche aberrazioni del Cammino.

"Comunione seduti"
in attesa che scatti il segnale manducatorio:
nel frattempo Kiko se la canta e se la suona
Oltre che eretica, la setta neocatecumenale è anche scismatica - fin dalle intenzioni degli autoeletti "iniziatori": quando non si vedeva accontentato dalla Santa Sede, Kiko ha più volte minacciato apertamente dicendo cose del tipo: "ma che aspettano, che ce ne andiamo coi protestanti?... che facciamo come in Giappone che ci ritiriamo nelle case?" (indicava il Giappone perché una quindicina d'anni fa i vescovi giapponesi sono stati fra i pochi a frenare davvero il Cammino, sopprimendone il seminario kikolatrico di Takamatsu e limitando drasticamente le cosiddette "catechesi" neocatecumenali, sicché le riunioni della kikolatria son proseguite nelle abitazioni private).

La lista di scandali neocatecumenali è vastissima (e tocca vertici tragicomici o addirittura grotteschi) ma i fratelli delle comunità vengono addestrati a fingere di non sapere, di non interessarsi, di non voler sentirne parlare. Sanno benissimo che ad aprir bocca verrebbero puniti (ricatti morali, mobbing, ostilità degli altri fratelli di comunità e addirittura dei familiari...).

Dunque non fatevi ingannare da tutti gli untuosi e mielosi discorsetti dei kikolatri ("il Signore mi ha salvato", "il Cammino mi ha salvato", "tu giudichi", "non hai fatto esperienza del Cammino"...): anche i protestanti sanno dire che Gesù è il Redentore, anche i testimoni di geova sanno dire che l'Altissimo è onnipotente, anche gli eretici sanno cantare inni, salmi e cantici al Signore, anche i pagani sanno augurare "la pace".

La fede cattolica è semplice da vivere: dottrina, sacramenti, vita morale. Le "sovrastrutture" - movimenti ecclesiali, sinodalità, petizioni... - se non ti aiutano a capire di più la dottrina, a vivere più santamente i sacramenti, a vivere meglio la morale cristiana, sono inutili, se non addirittura dannose.

Da parecchi decenni papi e vescovi sono stati ripetutamente messi in guardia su quel cancro spirituale che è il Cammino (che si autoproclama "frutto del Concilio"). Ci vien da pensare che stiano aspettando che il Cammino si estingua da solo - come avviene ad ogni setta quando sta per perdere il suo idolo.

giovedì 4 settembre 2025

«E io sono morto di crepacuore»: testimonianza di don Leonardo Maria

C'è una lunga (77 minuti) ma interessante testimonianza di don Leonardo Maria Pompei, sacerdote piuttosto noto sul web per le sue catechesi.

Nella testimonianza racconta di come i suoi genitori entrarono nel Cammino Neocatecumenale e lui stesso, dodicenne, andando per la prima volta alle celebrazioni del sabato sera e vedendone la gran caciara di canti e balli, vi si appassionò.

Ma ebbe la grazia di incontrare negli anni successivi altre figure di vita cristiana e di maturare la propria vocazione; la testimonianza più importante fu quella di un suo amico, Francesco, che si spense rapidamente (ma serenamente) a 23 anni a causa di un linfoma leucemico. Grazie a tali testimonianze matura la vocazione al sacerdozio.

Entra così in un seminario Redemkikos Mater ma... comincia a comportarsi male rispetto agli standard neocatecumenali: legge vite dei santi, documenti del Magistero, e comincia a vedere delle «storture» in ciò che faceva e insegnava il Cammino rispetto a ciò che aveva sempre fatto e insegnato la Chiesa.

I primi due anni di seminario vanno (stranamente) abbastanza tranquilli, ma all'inizio degli studi teologici comincia a vedere che quelle «storture» sono un po' troppe - e i dubbi non gli passano neppure al vedere Giovanni Paolo II a Porto San Giorgio.

Don Leonardo dice: «chi conosce i neocatecumeni lo sa, non ci si può mettere mai in ginocchio, la Comunione "in mano", seduti, col pane azzimo... ho cominciato a dire: "ma che son queste cose!". Quindi cominciai a capire la Presenza Reale, e altre cose, la natura sacrificale della Messa... e loro: "però c'è andato il Papa, e però c'è stato il Concilio Vaticano II, e c'è il rinnovamento della Chiesa"... io non sapevo che fare, e cominciano i primi grossi conflitti di coscienza... Vedo una cosa che è storta, oggettivamente storta, ma che vive in un contesto ecclesiale, per cui se tu ti metti contro questa realtà, tu ti metti contro la Chiesa, contro il Papa: ma che sei matto?... seguiresti la volontà tua invece di quella di Dio? e ti metti pure contro la famiglia?... Insomma, non vi dico quello che ho passato».

Nel 2000 fu inviato - da seminarista - a fare l'itinerante neocatecumenale in Campania. E si ritrova ad una mega-convivenza dove tutti gli itineranti neocat, per lo più laici, «negli incontri o nei pasti, parlavano senza freni, perché non c'era il vescovo, il cardinale, ad ascoltare». 

Così, un giorno, prende la macchina e va a Loreto, ad inginocchiarsi davanti alla Madonna di Loreto a pregare: «non ce la faccio più... io per il Signore vado in capo al mondo, ma io qui non ci resisto più».

Così, scartata l'ipotesi di ordini religiosi, decide di passare al seminario diocesano, divenendo infine sacerdote per la diocesi di Latina (nel frattempo legge tutta la Summa Theologica dell'Aquinate, perché gli sembrava «molto limitata» una formazione teologica incentrata solo sul Concilio Vaticano II).

Vi risparmio il resto della testimonianza, peraltro interessantissima perché a furia di informarsi - perfino quando era scettico sulla Messa in latino, «tutta strana» - ha capito da solo ciò che nessun altro dei suoi formatori e parroci gli aveva detto.

Cliccare qui se non si vede il video.



giovedì 21 agosto 2025

La successione ereditaria del satrapo e dei suoi emissari

Braccia conserte in segno di ribellione e sfida,
persino al momento della Comunione
Una delle ultime novità di cui sono venuta a conoscenza tramite neocatecumenali (a cui ovviamente sembra tutto normale) è la seguente: dato l'avanzare dell'età di Kiko, si stanno organizzando per la "successione". Mi è stato detto esattamente questo: per salvaguardare la purezza del Cammino delle origini, visto che come Kiko stanno invecchiando anche i catechistoni della prima ora, la disposizione ufficiale è che questi "passino" le loro comunità a figli/parenti diretti. Praticamente un'oligarchia di fatto, una satrapìa ereditaria.

Ovviamente alle mie domande (sarcastiche, lo ammetto ma era troppo divertente, ma tanto il sarcasmo non l'hanno colto) circa la Provvidenza e l'opera dello Spirito Santo, per cui non ci si dovrebbe teoricamente porre troppo il problema della successione e come riorganizzarsi una volta morto Kiko, non ho ricevuto risposta. "Riorganizzarsi", proprio così hanno detto: e mi basta che abbiano usato questo termine dal sapore aziendale. Solo che non si rendono conto di quanto riveli questa parola.

da: Autore della Lettera

domenica 10 agosto 2025

La panzana dei "120mila" neocat al Giubileo dei giovani

Roma, 4 agosto 2025: al Giubileo
Kiko fuma una sigaretta
(e nell'altra mano ha il pacchetto).
Fonte: video di un neocat, a 52'17"
Al Giubileo dei giovani a Roma? I giovani neocat non erano di certo 120.000. Non fatevi illudere dalla propaganda kikiana.

Per la Messa di apertura del Giubileo dei Giovani in Piazza San Pietro, tutti in piedi, erano 120.000.
E non certamente tutti neocatecumenali.

Basta fare il paragone tra la folla in San Pietro e le file di sedie da 10 posti a Tor Vergata con Kiko, e la sproporzione risulta evidente.

Nel video dell'incontro del Papa coi giovani a Tor Vergata, al minuto 8:29 e seguenti, si possono contare benissimo le sedie del settore davanti al palco che il giorno dopo sarà occupato dai neocatecumenali.

È già tanto se arrivavano a 50-60 mila, a voler essere eccessivamente generosi verso il Cammino.

Anche dai numeri sparati da Kiko alle presentazioni, se acriticamente li prendiamo per buoni (ma anche no), risultano circa 61.000 persone.
Le nazioni di cui non ha detto i numeri sono insignificanti (ma a Kiko piace contare le bandierine sul suo mappamondo) e il Cammino vi è poco presente, quindi aggiungono poco.

Ma si sa, l'ingordigia e la menzogna sono di casa da quelle parti e, siccome la Messa di apertura del Giubileo dei Giovani ha contato 120mila CATTOLICI, per forza all'incontro neocatecumenale dovevano esserci 120mila NEOCATECUMENALI.

Domandine:
Kiko in vacanza (chi la paga?)
foto di repertorio

  • Ma allora i NEOCATECUMENALI non sono andati alla Messa di apertura del Giubileo dei Giovani?
  • Oppure le 120 mila presenze in piazza San Pietro erano forse solo di neocatecumenali?

Insomma, Kiketto vostro ha totalizzato lo stesso numero esatto di presenze della Messa per i Giovani in San Pietro con la presenza del Papa...

Marco

lunedì 30 giugno 2025

La crisi della Chiesa, cioè il Cоncilio Vaticаnо II

Immagine molto sgradita ai kikolatri

1. La Chiesa sta attraversando una crisi di fede, cioè il Cоncilio Vaticano II e le sue conseguenze.

Piaccia o non piaccia, è indiscutibile che nell'epoca "preconciliare" le vocazioni abbondassero, che le liturgie fossero per gran parte celebrate con la dovuta dignità e sobrietà (dovute a Nostro Signоre, visto che la liturgia è intesa ad essere "il cultо a Dio gradito"), che i cattolici fossero molto più "praticanti" di oggi, che la voce della Chiesa risultasse autorevole anche per i "tiepidi" e persino per i nemici (Stalin chiese sarcastico quante divisioni avesse il Papa, visto che i capi di stato non riuscivano a non tener conto dell'autorità di Pio XII), ecc.

È indiscutibile che il Cоncilio Pаstоrale "Vаticanо II" sia stato la risposta sbagliata al momento sbagliato. Risposta "sbagliata", poiché anziché definire dogmi e condannare errori, ha parlato di tante (troppe) cose e in maniera "pastorale" (cioè non vincolante per la fede), addirittura in modo ambiguo (è il Conciliо dei "tuttavia", la magica parolina che consente di affermare una cosa e poi lasciar spalancata la porta a chi volesse affermare il suo contrario), prestandosi ad essere l'alibi e il grimaldello per tutti gli aspiranti "rivoluzionari" (inclusi i due eretici spagnoli Kiko e Carmen). Del Vaticano II, "quel che era buono non era nuovo, quel che era nuovo non era buоno".

Fateci caso: quelli che più si richiamano al Vaticano II sono i più allergici alla Tradizione cattolica. Come se ciò che credevano e celebravano giganti come padre Kolbe e padre Pio avesse smesso di essere sacro e grande e dovesse essere improvvisamente proibito. Come se il Vaticano II fosse uno "spartiаcque" fra tutto ciò che c'era prima e tutto ciò che ci sarà domani, come se ciò che c'era prima fosse praticamente tutto da ignorare, da buttar via, da rifiutare, senza altra spiegazione che "eh ma c'è il Cоncilio!": il cоncilio "pastorale" usato per proibire tutto ciò che c'era prima.

2. Questa crisi si vince solo ripartendo da ciò che "funzionava", e cioè dalle cose cosiddette "preconciliari".

Regalini, ricche tavole imbandite, alcool e sigari:
il metodo kikiano per corrompere prelati

Quando a un bivio si sbaglia strada, il ripartire dalle certezze precedenti non è una vergogna, né un disоnore, né un arretrare: è semplice buon senso. I fautori del vaticansecondismo, col loro neo-dogma enunciabile come "indietro non si torna", sono coloro che vogliono coscientemente perseverare nell'errore: l'errore di presumere che "ieri" fosse tutto sbagliato, e "oggi" sia per ciò stesso automaticamente giusto, l'errore di presumere che "Tradizione" sia sbagliata (in quanto di "ieri"), e il "progresso" sia automaticamente giusto (in quanto "progredisce", in quanto di "oggi").

Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. (Benedetto XVI)
La Chiesa ha urgente bisogno di ripristinare ciò che per le generazioni anteriori era sacro e grande e che la sosteneva, che non è affatto "superato": la liturgia tradizionale, l'insegnamento della santa dottrina, l'abito ecclesiastico, ecc.

Una setta eretica e idolatrica come il Cammino Neocatecumenale poteva nascere solo in quei formidabili anni in cui tutti gli aspiranti "capi" e "rivoluzionari" si aspettassero dei generici Grandi Cambiamenti dal Cоncilio. Fateci caso, tanti di quei grandi cambiamenti (come il "girare gli altari", come la "comunione sulle mani", come gli eventi "interreligiosi", ecc.) non erano stati richiesti né auspicati dal Vaticano II. Tanta gente, anche nel clero, anche in buona fede, ha "applicato" non il Conciliо Pastorale, ma solo le sue interpretazioni più "rivoluzionarie".

Il risultato è un cristianesimo appiattito, insipido, magari pure caciarone come il neocatecumenalismo, ma fondato su emerite corbellerie dottrinali, su liturgie-cerimoniali spettacolarizzate, su un adeguarsi al mondo, sul dover cimentarsi in "cambiamenti" senza neppure capire il perché. "Eh, padre Pio è bravissimo, ma non possiamo mica celebrare come celebrava lui (la Messa tridentina con la comunione in ginocchio e alla bocca), non possiamo mica parlare come parlava lui (la severità di giudizio su temi di morale oggi "legalizzati" e sdoganati, ecc.).

Inversione dei ruoli:
sacerdote in ginocchio
davanti al laico
che lo "benedice"
3. Per un osservatore esterno, il Camminо Neocatecumenale è la miglior dimostrazione della crisi della Chiesa. 

"Com'è possibile che la Chiesa tolleri una setta come quella neocatecumenale?", è la domanda che tanti cattolici si fanno osservando anche soltanto le storture liturgiche del Cammino, che neppure papa Benedetto XVI è stato in grado di fermare (la lettera del 1° dicembre 2005 con le «decisioni del Santo Padre» è rimasta lettera morta).

Questo significa che oggi, nella Chiesa, oltre alla crisi di fede c'è anche una crisi di autorità. I vescovi e i papi conciliari non hanno corretto gli errori della rivoluzione conciliare (eppure era loro sacro dovere farlo), lasciano che tante anime si cibino di veleni spirituali (come il Cammino), non infliggono punizioni a chi le merita (come il Cammino) solo perché hanno il terrore che si capisca che la propria autorità è riconosciuta solo quando fanno i simpaticoni e distribuiscono trite banalità.

Uno dei più gravi aspetti della crisi "conciliare" è proprio la mentalità  il fatto che qualsiasi critica ad un andazzo sbagliato viene tacciata di essere "preconciliare", "ribelle", "nostalgica", contraria al "progresso" della Chiesa, magari addirittura "scismatica-eretica-sedevacantista" (ai nemici della fede non mancano mai gli insulti, specialmente quando c'è da abusare di termini del lessico cattolico).

4. Alcuni punti fоndamentali degli autoeletti "iniziatori" del Cammino

  • I due autoproclamati "iniziatori" non hanno mai voluto santificarsi ma solo essere "capi"
  • non hanno mai voluto farsi vagliare dalla Chiesa - specialmente riguardo alle millantate "apparizioni" e locuzioni -, ma solo farsi "approvare" in qualche modo
  • non hanno mai voluto santificare sé stessi, ma solo farsi temere, ubbidire, riverire, elogiare, soprattutto farsi pagare profumatamente
  • sono convinti di essere la "vera Chiesa", cioè che la Chiesa cattolica abbia sempre sbagliato (da Costantino fino al Vaticano II, e del Vaticano II sarebbe buona solo la loro sgangherata interpretazione)
  • hanno insegnato emerite corbellerie (che non hanno mai voluto rettificare, neppure di fronte all'evidenza che avevano torto), e promosso una liturgia zeppa di carnevalate e strafalcioni
  • con la scusa di essere "ispirati dallo Spirito", hanno vietato qualsiasi critica ("tu dunque critichi lo Spirito! tu dunque critichi la Bibbia!"). 
     

    L'idolo e la sua claque

martedì 24 giugno 2025

"Nunc cognovimus quia daemonium habes": ora sappiamo che hai un demonio...

Ricordate quell'episodio del Vangelo in cui farisei dicevano "sappiamo che hai un demonio"? Ebbene, ricorda i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali. 

Occorre anzitutto spiegare ai nuovi lettori il nocciolo del problema.

Nei primi anni '60 Kiko e Carmen desideravano essere fondatori di una qualche comunità, sentendosi portatori di una qualche imprecisata "novità", come se la Chiesa fosse sbagliata e abbisognasse della loro interpretazione del Concilio per salvarla. Fondarono così quello che sarebbe stato successivamente chiamato "Cammino Neocatecumenale".

Autoproclamandosi "ispirati dallo Spirito" non hanno mai tollerato correzioni, nemmеno sui loro più madornali errori teologici, liturgici, ecclesiali, dottrinali, spirituali, sociali, familiari, eccetera, come se lo Spirito ispirasse errоri, disubbidienze, tracotanza, superbia. "Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?", cioè nella mentalità neocatecumenale non importa la verità, importa solo l'opinione di Kiko e Carmen, di cui va scimmiottato tutto.

I cosiddetti "catechisti", cioè la gerarchia di pretoriani di Kiko e Carmen, ne sono i ripetitori a pappagallo, e quindi spesso (spessissimo) si ritrovano di fronte a un bivio: ribаdire la dottrina kikiana-carmeniana, o insegnare ciò che insegna la Chiesa? eseguire la volontà di Kiko e Carmen, o compiere ciò che è gradito a Dio? seguire le indicazioni di Kiko e Carmen, o quelle del Papa, dei documenti liturgici validi per tutta la Chiesa, e dello stesso Statuto del Cammino? Calpestare la dignità dei fratelli del Cammino o il proprio egoismo? Ovvio che a seguire Dio anziché Kiko, o a tentennare anche una sola volta, è una catastrofe per il cosiddetto "catechista" neocaetcumenale. Kiko e Carmen non ammettono altro che l'ubbidienza cieca.

Volenti o nolenti i cosiddetti "catechisti" devono far rigare dritto i "fratelli del Cammino" affinché questi facciano crescere il prestigio e i soldi di Kiko, della sua setta neocatecumenale, e dei suoi pretoriani. (Eh sì, perché essere un cosiddetto "catechista" del Cammino comporta un discreto numero di piccoli privilegi, incluso il difendere certe maialate).

Occorre qui far notare che in una qualsiasi normale aggregazione cattolica, piccola o grande che sia, lo scopo dei fondatori è santificare sé stessi e aiutare altri a santificarsi; e tale deve essere lo scopo anche della gerarchia sottostante, e anche del popolino dei seguaci. Se non c'è tale scopo, non si può più parlare di comunità, aggregazione, fraternità, associazione, famiglia religiosa, gruppo, eccetera: si può parlare solo di "setta", dove i fondatori (e i loro emissari) hanno a cuore qualcosa di mondano, non la propria santificazione, e quindi ogni loro azione, insegnamento, pensiero, sarà orientato a come massimizzare soldi, potere, prestigio, e altri lerci interessi, anche se proclamassero continuamente di essere "ispirati", di sentirsi chiamati a "guidare", di dover insegnare certe cose anziché certe altre, di aver "fatto tanto ma proprio tanto"...

Quelli che davvero vollero santificare sé stessi (e contribuire ad aiutare gli altri a santificarsi) sono approdati spesso alla santità. Giganti come don Bosco, padre Kolbe, Teresa d'Avila, Francesco d'Assisi, Alfonso de' Liguori, hanno "fondato" comunità non per un progetto pastorale, non perché bramassero di essere capi e fondatori, ma perché nel loro specifico caso era un indispensabile strumento per contribuire alla propria salvezza personale (altrimenti ne avrebbero fatto volentieri a meno - e persino Francesco d'Assisi era pronto ad azzerare la propria intera opera se il Papa avesse fatto un solo cenno), era un mettere a frutto i particolari talenti ricevuti dal Signore.

Certo, siamo anche abituati alla rara possibilità (accade molto raramente) che un pessimo "fondatore" dia vita suo malgrado ad un'opera tutto sommato buona (come nel caso di Maciel, fondatore dei Legionari), fermo restando che non è merito suo ma solo dei membri di buon cuore che nel seguirlo hanno sempre inteso ravvivare la propria fede e santificarsi secondo l'insegnamento della Chiesa, la Tradizione della Chiesa, e i sacramenti così come la Chiesa comanda di celebrarli.

Nel caso del Cammino Neocatecumenale, invece, i fondatori sono pessimi, in quanto alla base non c'era un desiderio di santificazione ma solo un'evidente avidità, una dimostrabilissima superbia, e un'innegabile brama di potere: si sono alleati perché entrambi volevano sentirsi "fondatori di qualcosa", riveriti, ubbiditi, temuti, e soprattutto pagati (cfr. Kiko che si lamenta che nei primi tempi quando menzionò le Decime i madrileni che aveva attirato a sé scelsero di non seguirlo più: e da allora lui e Carmen hanno escogitato ogni sorta di trucchi e astuzie per rendere inevitabile ai fratelli del Cammino il dover «mollare il malloppo» e ubbidire ciecamente ai dettami di Kiko distribuiti attraverso i suoi fedelissimi "catechisti").

Anche se non avessimo già una vastissima quantità di testimonianze su come i cosiddetti "catechisti" del Cammino hanno sempre calpestato la vita e la dignità dei fratelli delle comunità (se non calpestano hanno già un piede fuori dal Cammino e in brevissimo tempo anche l'altro), avremmo facile certezza che i cosiddetti "catechisti" debbono sempre scegliere fra il proprio tornaconto personale (che passa anzitutto attraverso il gloriare i "fondatori" e procurar loro prestigio e soldi e altri adepti) o l'essere estromessi e additati come "il demonio".

Quella certezza deriva dal fatto che il Cammino è una setta eretica che cerca di spacciarsi per cattolica. Eretica perché insegna dottrine distorte, che si palesano anche in una liturgia piena di strafalcioni, oltre che una vera e propria idolatria per i fondatori. Sono stati proprio Kiko e Carmen a promuovere quelle dottrine e quelle carnevalate liturgiche, spacciandosi per "novità" in campo cattolico e cercando di raggranellare adepti dalle parrocchie. Sarebbe come se l'ultimo iscritto al club degli scacchi decidesse di chiamare "scacchi" il muovere la torre anche in diagonale... ed avesse sufficiente "leva" (di soldi, di raccomandazioni, di protezioni in alto loco) da non essere stato ancora espulso a pedate dal club.



Così si chiarisce dunque quell'espressione usata dai farisei per insultare Nostro Signore e dai cosiddetti "catechisti" del Cammino per dichiarare di aver sempre ragione: "hai un demonio".

I cosiddetti "catechisti", proprio come Kiko, spesso tirano in ballo il "demonio" ("hai un demonio", "il demonio ti ha ingannato", "sei in braccio al demonio"...), ed ovviamente tale "demonio" ingannerebbe sempre e solo i fratelli del Cammino, mai i cosiddetti "catechisti" o la gerarchia neocatecumenale su fino al sommo Don Kikolone.

In pratica, nel Cammino, "demonio" è il termine con cui si indica una riduzione del prestigio della setta, dei suoi soldi, del suo numero di adepti, della loro cieca ubbidienza dovuta ai capicosca della setta.

Occorre qui notare non solo la facilità con cui tirano in ballo il "demonio" ma anche l'arroganza e la tracotanza con cui lo fanno: decontestualizzando, recitando, ingannando. Loro hanno il "potere", cioè l'investitura approvata da Kiko, e tu fratello delle comunità sei solo la loro materia da plasmare per arricchire di prestigio, ricchezze e comodità la casta dei capicosca del Cammino. E spesso "comodità" include anche i loro porci comodi, a cominciare dall'assecondare la propria sete di potere e altro.

I cosiddetti "catechisti" si comportano esattamente come quelli che accusarono Nostro Signore: "ora sappiamo che hai un demonio". Chiunque fosse stato presente lì davanti a Gesù e i farisei si sarà domandato: ma come?, questi stessi farisei hanno visto i miracoli, hanno udito la predicazione, hanno visto i segni, conoscono da una vita intera le profezie e non possono negare che in Gesù si siano avverate, e dopo tutto questo Lo vanno insultando con "hai un demonio"? ma perché? Sono incapaci di capire o sono furenti perché le loro malefatte sono state svelate

Allo stesso modo, i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali subito tirano in ballo il "demonio" non appena si accorgono che qualche fratello di comunità non è totalmente alla loro mercè... o qualche propria malefatta viene svelata o rischia di essere svelata.

E tutto questo avviene in mezzo a mille pomposissimi proclami, a interminabili discorsetti dove il tre volte santo nome di Nostro Signore, i dogmi di fede, le virtù cristiane, vengono nominati senza sosta (e a sproposito).

Il problema fondamentale dei cosiddetti "catechisti" è infatti il dover difendere l'eresia, l'inganno, la menzogna, il sopruso. Nonostante vengano chiamati "catechisti", non insegnano nulla del Catechismo: sono solo degli sterili ripetitori delle fandonie propalate da Kiko e Carmen - e vengono scelti solo in base a quanto siano fedeli nel ripetere il contenuto dei "mamotreti" (i brogliacci contenenti le sgangherate elucubrazioni kikiane-carmeniane) e le bizzarrie estemporanee di Kiko (vi ricordate di quando Kiko disse che il Signore "ci parla attraverso i testimoni di geova"?).

E naturalmente si tengono ben stretta la nomina, in quanto apportatrice di comodi privilegi (vedasi il miracolo della macchina).